Territori occupati

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TERRITORI OCCUPATI E  VIOLAZIONE DIRITTI UMANI

 

A patire dal 1976 Hassan II iniziò ad invadere le terre del popolo Saharawi, cercando di deformarne e cancellarne l’identità, attraverso una politica di terrore e di violazione sistematica dei diritti umani, in modo da creare una nuova popolazione fedele al nuovo re.

E proprio mentre il Marocco firmava il Patto Internazionale sui diritti civili e politici- il cui articolo 9 sancisce il diritto alla libertà di ogni individuo e il diritto dei detenuti ad essere giudicati in termini ragionevoli o ad essere rilasciati- la polizia militare marocchina si macchiava di gravi crimini. Una delle forme di intimidazione più grave da parte del regime marocchino fu la scomparsa dei civili che lo criticavano o si dichiaravano favorevoli all’indipendenza.

Ad oggi si contano almeno 800 dei tristemente noti “desaparecidos” Saharawi, sequestrati in prigioni segrete e senza mandato, con lo scopo di colpire indirettamente anche le famiglie dei detenuti, che, per tale motivo, nel 1989, costituirono l’AFAPEDRESA, Associazione della Famiglie dei prigionieri e degli scomparsi Saharawi, che ottenne successivamente anche l’appoggio di Amnesty International. Grazie a tale collaborazione e alle testimonianza dei sopravvissuti, si scoprì la collocazione di alcuni centri segreti di detenzione, la cui esistenza però è stata sempre smentita dal governo marocchino, che espulse addirittura Amnesty dal paese, oltre a negare l’accesso alle carceri al Comitato Internazionale della Croce Rossa.

 

L’attuale sovrano, Mohamed VI, adottò dal 2004, una politica, almeno apparentemente diversa, creando la Commissione Instance Equite et Reconciliation, il cui obiettivo era indagare sulle violazioni dei diritti umani fino a quel momento denunciate, oltre ad indennizzare le famiglie dei desaparecidos o di quanti erano stati detenuti arbitrariamente.

Tuttavia, anche se i colpevoli furono individuati, rimasero impuniti, in quanto l’art. 6 dello Statuto precisava che non si potevano avviare procedimenti penali contro i responsabili di tali atti, per cui Mohamed VI- peraltro l’unico ad avere visionato le accuse della commissione- non volle rimuoverli dai loro incarichi e tuttora molti dei colpevoli sono membri delle forze di sicurezza.

 

Il risultato di questa strategia politica e’ che tuttora, i Saharawi nei territori occupati subiscono una politica premeditata di abusi di diritti umani, tra cui omicidi, torture, sparizioni, molestie e intimidazioni, come è stato più volte documentato dai rapporti del Segretario Generale dell’Onu, dalle organizzazioni internazionali, dai Rappresentanti Speciali dell’ONU e dal Dipartimento degli Stati Uniti d’America.

 

In particolare, nel 2005, le autorità marocchine imprigionarono e torturarono i partecipanti alle manifestazioni ad El Ayoun, Smara e Dakhla. Novanta persone, rimasero prigionieri per ore, o anche giorni, furono torturate e poi rilasciate, senza nessuna accusa.

Maltrattamenti e intimidazioni si perpetrarono anche nei confronti degli attivisti e giornalisti che avevano cercato di indagare sui fatti. Dal rapporto del 2006 di Reporters Sans Frontereres sulla libertà di stampa, infatti, si comprende chiaramente quanto la libertà di stampa ed il diritto all’informazione non siano affatto garantiti  né