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Campi profughi

E’ nella Hammada algerina, nel deserto dei deserti, che troviamo il più grande campo di rifugiati. Qui sopravvive, ormai da più di 40 anni, il popolo sahrawi, un popolo che lotta pacificamente per la propria autodeterminazione.

Questo territorio ostile è noto anche come “il giardino del diavolo”: uno dei deserti più inospitali ed aridi al mondo, caratterizzato da un suolo sterile, povero di acqua e con un’escursione termica tra il giorno e la notte che sfiora i trenta gradi, un vero e proprio inferno. Nessuno sceglierebbe mai di vivere in un luogo tale, ma questa per molti sahrawi, in fuga dalla guerra, è stata l’unica possibilità di salvezza.

I campi di rifugiati di Tindouf, situati all’estremo sud Ovest dell’Algeria, nacquero nel 1976 come conseguenza dell’occupazione marocchina dell’ex-Sahara spagnolo.

In questa zona desertica i rifugiati e il Fronte Polisario (Frente Popular de Liberación de Saguía el Hamra y Río de Oro), movimento di liberazione del popolo sahrawi, dettero vita alla Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD).

La Repubblica saharawi, autoproclamatasi in esilio il 27 febbraio 1976, si organizzò fin da subito in cinque accampamenti e si dotò di un centro amministrativo.

I cinque accampamenti, denominati Wilaya, sono unità amministrative simili alle nostre province, sono suddivise in sei/sette comuni, detti Daira, e ogni Daira è ripartita a sua volta in quattro Barrios o quartieri.

Le Wilayas prendono il nome dalle città del territorio occupato dal Marocco.Rispettivamente si chiamano:

  1. El-AAIUN, prende nome dalla capitale del Sahara Occidentale occupato, comprende sei dairas (Elghilta, Edchera, Bou Craa, Hagunia, Daora e Amgala)
  2. AUSERD, con sei dairas (Bir Gandous, Migik, Zug, Leguera, Tichla e Aguenit)
  3. SMARA, accampamento più popoloso, è formata da sette dairas (Mahbas, Farsiya, Tifariti, Hauza, Jdairiya, Bir Lehlu e Mheris)
  4. DAKLA con sette dairas (Jraifia, Argub, Umdreiga, Tinighir, Glaibat el Fula, Ain Beida e Bir Enzaran)
  5. BOUJDOUR, di recente costituzione, ha tre dairas (27 febbraio, Lamsid e Aghti)
  6. RABOUNI, Centro Amministrativo e Politico nazionale.

Ogni Wilaya è dotata di un ospedale, una struttura centrale per gli uffici provinciali del governatore e tre scuole medie (una ogni due dairas). Ciascuna daira è fornita di struttura adibita a uffici comunali, una scuola elementare, un asilo nido e un dispensario sanitario.

Da sempre, le donne sono il fulcro della società sahrawi, hanno svolto e continuano ad avere un ruolo determinante nell’organizzazione ed amministrazione dei campi profughi, dal nulla hanno creato queste città-tendopoli, poiché gli uomini erano impegnati a combattere per il Fronte Polisario.

Furono proprio le donne a creare le prime khaimas utilizzando teli, cominciando poi ad ammassare mattoni fino a costruire i primi asili, scuole e ospedali. Durante i bombardamenti dell’aviazione marocchina, che ricorse anche all’utilizzo di napalm e di fosforo bianco, l’aiuto, al popolo sahrawi in fuga, giunse dall’Algeria che offrì  loro (circa 200 mila profughi) la possibilità di stabilirsi in questa distesa desertica, ma l’unica possibilità di salvezza per l’intero popolo.

Fin dall’inizio la popolazione dipendeva dagli aiuti internazionali per sopravvivere. La maggior parte degli aiuti giunsero dai paesi vicini come l’Algeria e la Libia, che distribuirono tende, coperte e generi alimentari di prima necessità; e, successivamente, con l’arrivo delle organizzazioni internazionali, gli aiuti aumentarono al fine di migliorare le condizioni di vita dei primi rifugiati, anche se sono sempre rimasti ben lontani dal coprire tutte le necessità, soprattutto per quanto riguarda la sanità e l’istruzione.

I campi profughi hanno subìto diverse modifiche nel tempo divenendo delle vere piccole città di tende, affiancate successivamente da case fatte di mattoni di sabbia essiccati al sole: dal nulla, questo coraggioso popolo ha creato una propria organizzazione sociale ed amministrativa, scuole, ospedali e negozi, cercando di ricostruirsi la vita che gli era stata ingiustamente strappata.

In questo clima torrido non mancano le devastanti piogge torrenziali che ogni volta causano elevati danni, arrivando perfino a spazzar via interi quartieri, costringendo numerose famiglie a ricostruire nuovamente la loro vita da zero. Infatti, in seguito alla devastante alluvione dell’Ottobre 2015 che distrusse la maggior parte delle costruzioni di sabbia, le “case” iniziarono ad essere erette utilizzando mattoni di cemento.

Al momento dell’invasione marocchina, il tasso di analfabetismo tra i sahrawi si aggirava al 95%, un’eredità dalla colonizzazione spagnola. Attualmente, i sahrawi hanno investito molto sull’educazione scolastica arrivando a rovesciare completamente questa cifra elevando al 90% il numero dei sahrawi capace di leggere e scrivere. Riguardo all’istruzione universitaria, molti giovani proseguono i propri studi nella vicina Algeria o all’estero attraverso borse di studio. L’istruzione è fondamentale all’interno dei campi profughi sahrawi, non solo per migliorare la vita all’interno delle tendopoli, ma anche per prepararsi al meglio per la ricostruzione del proprio Paese una volta ottenuta l’indipendenza. L’istruzione quindi è soprattutto una speranza, la speranza di un futuro migliore.

Il tutto è stato realizzato al fine di avviare un sistema di vita il più normale possibile, anche in circostanze molto difficili, consapevoli che sarebbe stata una sistemazione temporanea, perché (nessuno avrebbe mai pensato di arrivare a 40 anni in esilio) tutti sono certi di tornare un giorno nel proprio paese.

Vivere in un ambiente così surreale, in uno spazio quasi “extraterrestre”, potrebbe far pensare che i sahrawi siano un popolo rassegnato e sfiduciato, niente di più falso: i sahrawi sono un popolo più vivo che mai, un popolo fiero e fiducioso, che attraverso l’arma della diplomazia vive nella speranza di tornare nella propria terra, la terra di cui è stato ingiustamente privato.