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Nei primi anni '80  in una conferenza tenutasi ad Algeri,  avvenne l'incontro tra i sindacati sahrawi e la delegazione della Federazione Lavoratori Metalmeccanici della CISL guidata da Ambrogio Brenna. Fu in questa occasione che il sig.  Brenna venne a conoscenza della storia del popolo sahrawi e si  appassionò fin da subito alla loro lotta di liberazione.

Furono proprio gli stessi delegati del Fronte Polisario a suggerirgli come poter aiutare concretamente: ospitare i bambini sahrawi, vittime innocenti di squilibri geopolitici, durante il periodo estivo, dandogli la possibilità di sfuggire dal clima desertico. Questo progetto di accoglienza temporanea avrebbe avuto anche un importante impatto di sensibilizzazione dei cittadini italiani, partendo dal capoluogo toscano per poi diffondersi in tutta Italia.

La proposta della delegazione sahrawi venne presentata al comune di Firenze e l'allora sindaco Elio Gabbuggiani la accolse con molto entusiasmo: fu così che nel luglio1983, arrivarono dai campi di rifugiati i primi 30 bambini sahrawi.

Il primo centro di accoglienza fu una colonia situata sulle montagne al confine tra il comune di Firenze e quello di Sesto Fiorentino, il cui sindaco, Elio marini, appena informato sull'iniziativa, invitò l'assessore Sergio Fiorelli a visitare e conoscere più da vicino i bambini  provenienti dai campi profughi. Tale incontro fu molto importante poiché ha permesso di conoscere, attraverso la presenza dei bambini, una realtà ancora sconosciuta ma bisognosa di un grande sostegno anche da un punto di vista politico.

Successivamente il comune di Sesto Fiorentino decise di stringere il primo patto di gemellaggio con la tendopoli di Mahbes, nella wilaya di Smara, scelta di grande coraggio e di impegno politico che riaffermava il sostegno dell'amministrazione comunale in favore della causa sahrawi.

Il primo gemellaggio fu siglato in Piazza del comune il 1° settembre 1984 e per la prima volta fu citata nella delibera la Repubblica Araba Sahrawi Democratica (R.A.S.D), scelta di grande rilievo poiché sanciva l'unione con uno stato non ufficialmente riconosciuto dal governo italiano. Di grande importanza è anche la scelta della data, simbolo di questa unione: infatti, il 1° settembre rappresenta l'anniversario della liberazione di Sesto Fiorentino dal dominio fascista, quasi a voler legare le due realtà al fondamentale diritto alla libertà di ciascun popolo.

Negli anni successivi il comune di Sesto Fiorentino ha continuato ad ospitare i “piccoli ambasciatori di pace”, fino a quando nel 1985, Elio Marini decise di aprire la prima rappresentanza sahrawi in Toscana, l'unica in Italia.

Nel 1984 si assiste alla nascita dell'Associazione Nazionale di Solidarietà con il Popolo Sahrawi (ANSPS), con sede a Roma, creata per volontà di alcuni amministratori toscani al fine di favorire i contatti delle istituzioni nazionali, europee e internazionali con la rappresentanza del fronte Polisario in Italia.

Essa opera, anche con proprie iniziative, per l'autodeterminazione e la pace nel Sahara Occidentale in collaborazione con i rappresentanti della RASD e con le organizzazioni di difesa dei diritti umani nei territori occupati.

Con il passare degli anni, con l'arrivo dei bambini ma soprattutto attraverso il coinvolgimento attivo della società civile, molti altri sindaci stipularono nuovi gemellaggi e patti di amicizia con le tendopoli sahrawi.

Si sviluppò così, poco a poco, l'intreccio tra ente locale e movimenti associativi, che portò altre nove province toscane, oltre a Firenze, a siglare altri gemellaggi con tendopoli sahrawi. Il comune di Sesto Fiorentino aveva sviluppato un piano di ospitalità che stabiliva un primo periodo in sede centrale e successivamente lo spostamento alla colonia comunale di Cecina, dove i bambini potevano vedere per la prima volta  una meraviglia “vista” solo attraverso i racconti: Il mare.

Solo a fine anni '80 fu messa in atto l'innovativa strategia di Alessandro Rabbiosi, all'epoca ancora studente universitario, che prevedeva di far soggiornare i bambini in diverse zone del territorio per far conoscere all'Italia intera la loro storia, programma realizzato anche grazie all'impegno attivo e costante di Sandro Volpe.

Così quei piccoli bambini, in parte inconsapevoli dell'importanza del loro ruolo, erano diventati testimoni di quel popolo lontano che vive nella hammada algerina, un popolo dimenticato di cui si parla ancora troppo poco.

Anche dopo la morte di Elio Marini l'impegno comunale andò avanti fino ad arrivare alla creazione di un coordinamento regionale di solidarietà col popolo sahrawi, una solidarietà che ha coinvolto enti, istituzioni, singoli cittadini allargandosi, col tempo, ad altre regioni come l'Emilia Romagna, Liguria, Umbria, Lombardia fino a coprire quasi tutto il territorio nazionale raggiungendo perfino le isole.

Meritato rilievo va attribuito alle numerose associazioni nate contemporaneamente a questi processi e che giocano un ruolo fondamentale per il funzionamento del gemellaggio siglato dall'ente locale.

Sono andate ampliandosi nel tempo anche le forme di accoglienza che sono orientate sempre più verso l'aiuto di bambini maggiormente bisognosi di cure mediche. Questo progetto fa parte del programma “Bambini sahrawi-Ambasciatori di pace” e prevede che i bambini, di età compresa tra i 6 e i 12 anni, vengano ospitati in famiglie o in strutture pubbliche idonee, cercando di garantirgli condizioni di vita migliori sia da un punto di vista climatico che sanitario, favorendo così momenti ricreativi, di spensieratezza e di scambio culturale.

Attualmente si contano circa 40 associazioni distribuite sul territorio nazionale che cooperano con il popolo sahrawi con l'obiettivo comune di ricerca della pace e del diritto all'autodeterminazione. Molte di queste sono composte in gran parte da volontari, contando sull'aiuto di esperti per la realizzazione di programmi specifici. Svolgono le proprie attività grazie all'appoggio economico dei propri soci, grazie alla rete che si è solidificata negli anni di soggetti istituzionali e non, che attraverso convenzioni, ha portato all'avvio di progetti concreti nei campi profughi come corsi di formazione, la costruzione di scuole, ospedali e centri di riabilitazione.

A partire dalla fine degli anni '90 entra funzione il Comitato Minori Stranieri (CMS) con lo scopo di regolamentare l'entrata e il soggiorno dei piccoli ambasciatori in Italia. Vengono intraprese procedure di unificazione dell'Accoglienza e l’ANSPS assume così il ruolo di coordinatore generale: si uniformano le procedure amministrative per le vacanze che si terranno durante i mesi di luglio ed agosto, coinvolgendo ogni anno più di 300 bambini con i loro accompagnatori.

Possiamo soltanto immaginare quante e quali possano essere le necessità di vite trascorse in accampamenti “provvisori”, tendopoli che si trasformano davanti ai nostri occhi nell'unico briciolo di normalità; ma risulta sicuramente più facile comprendere come, se tali condizioni sono già precarie per la popolazione sahrawi, lo sono ancor più per quei bambini affetti da disabilità fisiche e psichiche, costretti ad affidare le loro speranze nelle organizzazioni straniere e nelle associazioni di volontariato. Per questo, negli ultimi tempi, si sono diffusi progetti speciali riguardanti bambini con disabilità e giovani affetti da celiachia (disturbo presente con enorme incidenza tra la popolazione), non trascurando però l'attuazione di programmi sportivi e ricreativi. Questo tipo di assistenza fa molto affidamento sul periodo di soggiorno estivo, durante il quale vengono garantiti percorsi sanitari ed interventi altrimenti impossibili nei campi di rifugiati, alleviando, dove possibile, le sofferenze per restituire quella dignità che ciascun bambino merita.

Finito il periodo di accoglienza, tutti i soggetti coinvolti si incontrano in un Seminario Nazionale per confrontarsi sui risultati raggiunti e sviluppare nuove linee guida per l'anno successivo. E' così che sono nate, a partire dal 2009, norme condivise riportate tra le “Linee Guida dell'Accoglienza”.

Nonostante tutti questi sforzi, la situazione del popolo sahrawi rimane ancora troppo poco conosciuta, anche se sicuramente è da ritenersi tra le più assurde e paradossali: è l'unico Paese africano a non essere stato ancora decolonizzato, rimane un paese diviso da un muro disseminato da mine antiuomo e la presenza della missione ONU, rimane l'unica a non prevedere la protezione della popolazione civile. Il ruolo che ricoprono le Organizzazioni, le Associazioni di solidarietà e gli enti locali che cooperano con il popolo sahrawi, risulta di vitale importanza, poiché è grazie al supporto di questi che il popolo sahrawi continua a fare della non violenza la sua unica arma di difesa nella speranza di tornare un giorno nella propria terra.